Castellarano e la sua Rocca

Castellarano è un Comune della provincia di Reggio Emilia che sorge sulla sponda sinistra del fiume Secchia.

Si trovano insediamenti umani fin dal 2000 a.C. in questa zona e si sono succeduti diversi popoli in queste terre, come i Terramare, i Liguri Friniati, i Galli ed i Romani alla fine. Non mancarono le popolazioni barbariche come i Longobardi.
Il nome Castellarano, infatti, è di probabile origine latina e verrebbe da Castrum Arii o Darii cioè Castello, terra fortificata di Ario o Dario; alcuni però lo farebbero derivare da Castrum olerianum (castello degli ulivi) o da Castrum Arianum (Castello degli Ariani) proprio in riferimento alle popolazioni longobarde.
I reperti archeologici in questa zono sono numerosi, come diverse tombe di importanti guerrieri longobardi completamente corredate.

L’abitato con i suoi territori, divenne parte dei possedimenti di Bonifacio di Canossa nel 1039 e dopo la sua morte, passò alla figlia Matilde.
Del periodo matildico non c’è molto se non materiale documentale; abbiamo notizia di una casa ed una piccola cappella che la Grancontessa donò al Monastero di Polirone (a San Benedetto a Po), nel 1106 poi Matilde tenne un placito alla chiesa di Santa Maria affidando il controllo del territorio ad una famiglia nobile locale capeggiata da Raniero da Castellarano.
Giunse poi il periodo comunale e nel 1187, Castellarano giurò fedeltà al comune di Reggio.

In quegli stessi anni la città venne visitata dal Barbarossa e nel periodo di lotte fra guelfi e ghibellini, tutto il territorio vide scontri sanguinosi tanto che la rocca fu assediata e distrutta.
Nel 1319 poi giunse la famiglia dei Da Roteglia che prese il potere in città fino al 1419 quando i territori furono definitivamente occupati dagli Estensi che, nel 1432 crearono il primo feudatario, Jacopo Giglioli che caduto in disgrazia in poco tempo, si tolse la vita in prigione a Ferrara.

Borso d’Este poi infeudò di queste terre il conte Lorenzo Strozzi nel 1453 (di cui restano i suoi stemmi sulla rocchetta).
Nel 1501 il Duca Ercole I d’Este vi infeudò suo fratello Sigismondo I, uomo valoroso che ricoprì numerosi incarichi e che fece costruire proprio per il fratello il Palazzo dei Diamanti.
Fu poi Sigismondo II, il signore di Castellarano dal 1512 al 1560; fu uomo politico molto abile molto caro da Emanuele Filiberto di Savoia e da Carlo V di Spagna imperatore. Sigismondo II fu spolto proprio a Castellarano su sua volontà.

Suo figlio Filippo proseguì la signoria dal 1560 al 1592 e per un po di tempo fu ritenuto il probabile successore del Duca Alfonso II d’Este ma infine, lo stesso scelse Cesare d’Este Montecchio che faceva parte ad una linea illegittima e questa scelta, come sappiamo decretò la perdita di Ferrara, che tornò nei possedimenti della Chiesa.
Sono da ricordare Carlo Filiberto I (1592-1652) il quale ebbe numerosi incarichi dai Savoia, era Cavaliere della SS. Annunziata e Cavaliere del Toson d’Oro. Fece pubblicare le Constitutioni di S.Martino in Rio, Castellarano e Campogalliano nel 1618, queste andavano a riformare gli statuti quattrocenteschi che erano diventati obsoleti.
Non di meno fu importante Carlo Filiberto II (1732-1752), sua fu l’iniziativa di modificare l’aspetto e la funzione della roca in un palazzo signorile e di creare l’acquedotto, noto per portare l’acqua alle fontane dei bellissimi giardini.

Nel periodo di governo degli Este di San Martino, a Castellarano nacque Domenico Toschi (1535/1620), il quale laureatosi all’Università di Pavia in Diritto Civile e Canonico, divenne un grande giurista.
Iniziata la carriera ecclesiastica e divenuto cardinale, venne candidato in due conclavi al soglio pontificio.

Il governo Estense durò fino al 1757 quando la primogenita di Carlo Filiberto II, Anna Ricciarda, non potendo prendere in eredità il feudo paterno, convolò a nozze con il principe Alberico Barbiano di Belgioioso.
Il Duca di Modena dette in affidamento poi il feudo al Conte bresciano Gaudenzio Vallotta (1726-1795) il quale abbattè parte della rocca eretta dal suo predecessore.
Quando il Conte morì, la rocca fu spogliata di tutti i suoi arredi più pregiati in primis dal Duca Ercole III e poi dalle truppe napoleoniche.

Il successivo proprietario fu l’ingegner Bartolomeo Canevazzi, ricco borghese discendente di una famiglia locale e nel 1854 lo donò alla figlia Leopoldina quando ella si sposò con l’avvocato Gaetano Casali di Spilamberto.
Il figlio di Leopoldina, Giuseppe Casali, fece eseguire dei restauri alla rocca alla fine del 1800 e l’arredo con mobili e suppellettili preziose che la moglie Lavinia Pio di Savoai aveva portato in dote; così la rocca tornò all’antico splendore.
Il destino però tornò infausto quando durante una rappresaglia dei tedeschi, nel 1944, dettero fuoco ad una parte della fortezza, distruggendo molti degli arredi e gran parte dell’edificio.
La rocca, come la vediamo oggi è stata ricostruita negli anni ’70 del XIX secolo ed è ancora di proprietà della famiglia Casali.

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