La mia infinita fine del mondo, dal 20 ottobre al Teatro Storchi di Modena

Drammaturgia Gabriel Calderón
traduzione Teresa Vila
regia Lino Guanciale

personaggi e interpreti:
Nonna, protone – Maria Vittoria Scarlattei
Nipote, triceratopo, ragno, bosco – Michele Lisi
La nipote con i soldi, ariete, vulcano – Cristiana Tramparulo
Il nipote preferito, pterodattilo, piccione – Paolo Minnielli
La moglie del nipote preferito, serpente, neutrone – Giulia Trivero
Il dottore, unicorno – Jacopo Trebbi

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

prima assoluta

durata: 1 ora e 40 minuti

Martedì 20 ottobre debutta in prima assoluta al Teatro Storchi di Modena La mia infinita fine del mondo, una produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione con la regia di Lino Guanciale. A partire dalla drammaturgia di Gabriel Calderón, tradotta in italiano da Teresa Vila, Guanciale dirige sei attori della Compagnia permanente di ERT: Michele Lisi, Paolo Minnielli, Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Jacopo Trebbi, Giulia Trivero.
Lo spettacolo rimane in scena al Teatro Storchi fino a domenica 1 novembre, per poi proseguire al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola dal 3 al 6.
La replica del 1 novembre a Modena aderisce a “Teatro No Limits”, il progetto realizzato dal Centro Diego Fabbri di Forlì che porta l’audiodescrizione a teatro e consente alle persone con disabilità visiva di assistere e poter apprezzare a pieno gli spettacoli.

Artista di casa in ERT Fondazione, Premio Ubu 2018 come miglior attore e Premio ANCT 2018 per la sua interpretazione ne La classe operaia va in paradiso diretto da Claudio Longhi, Lino Guanciale approda alla sua seconda regia, dopo Nozze di Elias Canetti che ha debuttato al Teatro delle Passioni a dicembre 2019.
Guanciale lavora ora sulla drammaturgia di Gabriel Calderòn, drammaturgo, attore e regista uruguaiano molto vicino a Emilia Romagna Teatro Fondazione, per cui ha diretto a fine settembre assieme a Sergio Blanco la lettura scenica Manifesto / Manifesti, preludio di una nuova produzione in programma per la primavera 2021.

La mia infinita fine del mondo restituisce un tableau di possibilità di relazione con la nevrosi della fine, ponendo l’accento non più soltanto sulla disperazione che il crollo di un mondo porta inevitabilmente con sé, ma sulle possibilità che si aprono ogni volta che la Storia torna a insegnarci che nulla dura per sempre. In scena si passano in rassegna alcune delle transitorie apocalissi attraversate dal pianeta e dall’umanità fin dalla preistoria, fra eruzioni vulcaniche ed ere glaciali, diluvi universali e crisi economiche d’epoca preindustriale, intrecciate al vissuto di precarietà personale di un piccolo manipolo di giovani protagonisti.

L’esperienza della fine, o la proiezione di essa in veste aspirazionale, consolatoria o orrorifica è uno dei temi più profondi dell’inconscio individuale e collettivo. La tentazione della profezia apocalittica, l’ebbrezza o il furore millenaristici, l’afflato messianico e il piacere della paura del confronto col destino si mescolano e confondono tanto all’interno di ognuno di noi quanto nei gangli del nostro tessuto sociale e comunitario.
Quanto questa tensione naturale nei confronti del limite influenza o determina il rapporto con le strutture economiche e politiche della nostra realtà? Desideri e timori ancestrali interferiscono con la Storia? O è più forte il meccanismo contrario, per cui è la Storia a contribuire a mutarli o generarli?
Su questo fronte e non solo, la crisi pandemica globale ha introdotto nuovi elementi di riflessione collettiva, fornendo l’occasione per la costruzione di una consapevolezza diffusa riguardo l’imprevedibilità del rapporto fra uomo e Natura e le relative conseguenze tanto sulla storia delle istituzioni che su quella personale. Un filo rosso lega intimamente la paura della catastrofe naturale definitiva e quella del collasso della nostra forma di vita, il sistema turbo-capitalistico attuale e la certezza di aver raggiunto un livello eternamente stabile di benessere e realizzazione appare oggi in tutta la sua inconsistenza.
Se, dunque, l’attuale condizione pandemica pare chiarire che la fine della storia, individuata dal politologo Francis Fukuyama col trionfo post 1989 del blocco occidentale e del suo modello di sviluppo su quello orientale-sovietico, può darsi per superata, quali scenari ci si presentano ora, nell’era di profonda incertezza che abbiamo davanti?

Lino Guanciale
Nato ad Avezzano (L’Aquila), si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico nel 2003 e ottiene il Premio Gassman. La sua carriera d’attore inizia in teatro con Gigi Proietti in Romeo e Giulietta. In seguito collabora con Franco Branciaroli, Luca Ronconi, Walter Le Moli, Massimo Popolizio e Michele Placido, che dopo averlo diretto in Fontamara, lo chiama per il film Vallanzasca-Gli angeli del male. Per Claudio Longhi, è tra i protagonisti di La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht (2011-2012), recita nella Compagnia del Ratto d’Europa (2013-2014) e lavora al progetto di teatro partecipato Carissimi Padri … Almanacchi della “Grande Pace” (1900-19015). Nel 2009 debutta al cinema con Io, Don Giovanni di Carlos Saura. Seguono, tra gli altri, i lavori con Renato De Maria, Andrea Molaioli, Pappi Corsicato, Francesca Staasch. È nel cast di To Rome with Love di Woody Allen. Nel 2011 esordisce in televisione con Il segreto dell’acqua. Nel 2015 vince il premio Flaiano come attore rivelazione dell’anno. Lo stesso premio gli viene riassegnato nel 2017 come co-protagonista del film-documentario Un’avventura romantica di Davide Cavuti. Nel 2016 è il narratore/alter-ego di Pasolini nello spettacolo Ragazzi di vita con la regia di Massimo Popolizio. Nel 2018 è vincitore del premio ANCT e del premio UBU per il suo ruolo nello spettacolo teatrale La classe operaia va in paradiso con la regia di Claudio Longhi. Nel 2019 firma la sua prima regia teatrale, Nozze di Elias Canetti. Sempre nel 2019 conduce il documentario L’Aquila 3:32 – La generazione dimenticata, dedicato al terremoto che ha colpito l’Aquila nel 2009. In televisione è protagonista di molte fiction Rai di grande successo tra le quali: L’allieva, La porta rossa, Non dirlo al mio capo, Che Dio ci aiuti.

Gabriel Calderón
Enfant prodige del teatro uruguaiano, nel 2001, a diciannove anni, ha scritto la sua prima opera, Mi Muñequita (La farsa) ottenendo un enorme successo nel suo paese. Entrato presto in contatto con la cultura europea – nel 2009 è stato drammaturgo residente presso il Royal Court Theatre di Londra e dal 2011 è membro del Lincoln Center Theatre Directors Lab e artista residente del Théâtre des Quartiers d’Ivry a Parigi -, Calderón è oggi riconosciuto come uno dei maggiori talenti della drammaturgia contemporanea.
Nel 2005 fonda, insieme a Martin Inthamoussú, la compagnia teatrale Complot, con cui crea oltre venticinque spettacoli, coinvolgendo altri artisti come Mariana Percovich, Ramiro Perdomo e Sergio Blanco. Dal 2006 al 2010 è Coordinatore Generale dei Progetti Culturali nella Direzione Nazionale della Cultura del MEC, mentre nel 2011 dirige la Segreteria Esecutiva delle Celebrazioni per il bicentenario dell’Uruguay. Negli ultimi anni, con la compagnia Complot, ha partecipato a vari festival internazionali.
Per la scena ha scritto numerose drammaturgie aggiudicandosi diversi riconoscimenti, tra cui Premio Florencio, Iris Award, Premio Morosoli e il Young Talents Award della Bank Boston Foundation nel 2006. Le sue opere sono state rappresentate in Argentina, Brasile, Panama, Perù, Spagna, Francia e Messico e tradotte in francese, tedesco, inglese e portoghese.
Ex – que revienten los actores è stato il suo primo lavoro in scena in Italia, presentato a VIE Festival nel 2019 da ERT Fondazione, che nello stesso anno ha pubblicato l’antologia Teatro. Gabriel Calderón nella collana LineaExtra ideata con Luca Sossella editore.
Per ERT Calderón ha guidato gli allievi del corso Perfezionamento: Dramaturg internazionale, della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro – Laboratorio permanente per l’attore nella stesura della drammaturgia collettiva Ogni storia vale, Dialoghi difficili, messa in scena nel dicembre 2018 al Teatro Storchi dalla regista uruguayana Margarita Musto con gli allievi del corso Attore internazionale della medesima Scuola. Nell’ambito di VIE Festival 2020 ha curato la lettura scenica L’interessante vita di qualcuno, un’altra drammaturgia collettiva degli allievi del corso Perfezionamento: Dramaturg internazionale.
A Gabriel Calderón e Sergio Blanco ERT ha affidato quest’anno la conduzione del corso Perfezionamento attoriale – Manifesto/manifesti: per una poetica dell’azione (Op. Rif. PA 2019-11938/RER, approvata da Regione Emilia-Romagna e cofinanziata dal Fondo sociale europeo, Prog. 1) presso la Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro. La restituzione pubblica è andata in scena il 26 e 27 settembre 2020 al Teatro delle Passioni di Modena.

Prossime date:
dal 3 al 6 novembre 2020: Teatro Ermanno Fabbri – Vignola (MO)

La mia infinita fine del mondo
drammaturgia Gabriel Calderón
traduzione Teresa Vila
regia Lino Guanciale
con Michele Lisi, Paolo Minnielli, Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Jacopo Trebbi, Giulia Trivero
elementi scenici a cura del Laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione
costumi Gianluca Sbicca
luci Vincenzo Bonaffini
disegno sonoro Alberto Tranchida
video Riccardo Frati
assistente alla regia Luca D’Arrigo
direttore tecnico Massimo Gianaroli
direttore di scena e capo macchinista Mauro Fronzi
capo elettricista Uria Comandini
elettricista Nicolò Fornasini
fonico Pietro Tirella
attrezzista Riccardo Benecchi
sarta Eleonora Terzi
responsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Sergio Puzzo, Marco Fieni
scenografe decoratrici Ludovica Sitti e Sarah Menichini,
Benedetta Monetti, Rebecca Zavattoni, Martina Perrone (tirocinante)
foto di scena e documentazione video Francesca Cappi
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

Informazioni e prenotazioni Teatro Storchi:
Prezzi dei biglietti € 15 / 12
Biglietteria Teatro Storchi – Largo Garibaldi 15, Modena
Orari apertura al pubblico: martedì, venerdì e sabato ore 10.00 – 13.00 e dalle 16.30 -19 – mercoledì e giovedì ore 10.00 -14.00
biglietteria@emiliaromagnateatro.com | modena.emiliaromagnateatro.com | www.vivaticket.it
Biglietteria telefonica – tel. 059 2136021
Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00

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