La Modena romana

Le origini della città di Modena sono da ricercarsi nell’antichità celtica o etrusca.
Reperti archeologici di queste genti, soprattutto etrusche sono stati ritrovati però in ben poche zone all’interno dell’attuale area urbana come negli scavi del Parco Novi Sad e nella zona dell’ex cinema Capitol di Via Università.

Differente invece la situazione dei territori attorno alla città. La quantità di reperti infatti ha suggerito che vi fossero diverse fattorie, canalizzazioni per l’irrigazione dei campi coltivati e segnali di bonifica, centri minori ed alcune necropoli, il tutto a testimonianza del fatto che vi fu un’azione ben ordinata.

Le testimonianze giunte dalle fonti storiche ci parlano della città già dal III secolo a.C., periodo dal quale ci sono giunte grazie ad alcuni scavi archeologici, resti di ceramiche.
Presso l’attuale Piazza Roma poi furono rinvenuti i resti delle antiche mura della fine del III secolo a. C., mura che pare esistessero appunto già nell’anno 218 a.C. quando ce lo conferma Tito Livio (Ab urbe condita XXI, 25). In quel periodo come alcuni di voi lettori potranno ricordare era in corso la guerra contro Annibale e i Galli Boi, che popolavano le foreste della Pianura Padana, insorsero contro i romani ed assediarono il centro urbano che sarebbe poi divenuto Mutina.

Annibale per avere manforte contro Roma, decise di fomentare la ribellione dei popoli padani che da poco erano stati sottomessi. Modena allora era ben fortificata, con mura e torri ed al suo interno vi si erano rifugiati i magistrati romani che erano stati qui inviati per la centuriazione delle terre attorno alla colonia di Piacenza.

L’esito esatto di quell’assedio non lo sappiamo ma possiamo dedurre che i romani dovettero abbandonare la città, dato che nel 193 a.C. il console Cornelio Merula fu ucciso dai Galli Boi nei pressi della città mentre stava cercando di riconquistare la colonia che era tornata sotto il controllo celtico.
Sempre nei pressi dell’attuale Modena, si doveva trovare un tempio celtico in cui fu dedicato il teschio del console Spurio Postumio Albino, sconfitto sul campo di battaglia, alla Silva Litana nel 216 a. C. come ci riporta sempre Livio.

Sconfitti definitivamente i Boi nel 191, i Romani si dettero da fare per terminare la conquista a sud del fiume Po e nel 187 a.C. costruirono la via Aemilia.
Nel 183 a. C. vennero fondate Modena e Parma che rappresentavano le prime colonie di romani a Nord degli Appennini, quest’impresa fu opera dei triumviri Marco Emilio Lepido, Tito Ebuzio Parro e Lucio Quinzio Crispino.Nella Cisalpina, la politica di espansione romana veniva sostenuta dai ‘conservatori’ guidati da Catone il Censore; essi favorivano gli interessi del ceto medio agricolo. Questa politica però era mal vista dai circoli ellenizzanti legati alla famiglia degli Scipioni che vedevano più di buon occhio l’espansione romana verso i territori orientali.

Il Foro di Mutina – Disegno di Riccardo Merlo

Fu il triumviro Marco Emilio Lepido però ad avere grande successo in queste zone, politico di chiara fama della prima metà del II secolo a.C. era certamente appoggiato da diversi ambienti dei ceti medi agricoli.
La colonia di Mutina, in principio ebbe una funzione prettamente di piazzaforte militare, trovandosi in una zona non del tutto sicura come dimostrarono poi i fatti; nel 177 a.C. i Liguri la misero a sacco in una tremenda incursione.
Poi con il passare del tempo, il territorio della pianura attorno alle colonie romane si dimostrò interessante per i ceti agricoli che lentamente iniziarono a stanziarvisi.

L’epoca di ricchezza e di peso politico di Modena crebbe durante il I secolo a.C. durante il periodo in cui Roma si consolidò definitivamente in pianura padana, aprendo rotte commerciali verso le Gallie e l’area alpina. La colonia era diventata così un importante nodo commerciale fra la parte centrale della Repubblica romana e le province d’oltralpe.

Questa zona fu pesantemente interessata, forse proprio per la sua posizione strategica centrale, da quelle lotte e guerre che insanguinarono gli ultimi anni della vita repubblicana. Poco dopo la scomparsa di Silla nel 78 a.C. Mutina fu assediata da Pompeo Magno. All’interno delle mura si era rifugiato uno dei capi del partito popolare, Marco Giunio Bruto con i suoi accoliti. Fuggito poi per trovare riparo a Reggio Emilia vi fu assassinato.

L’impianto urbanistico di Modena – http://www.mutinaromana.it

Sempre da qui passarono personaggi e fatti della storia, come Spartaco, che nel 72 a.C. guidando un esercito di gladiatori e schiavi liberati dal loro giogo si scagliò contro l’accampamento militare del proconsole Cassio Longino devastandolo. Nel 44 invece, Decimo Bruto, con tre legioni vi si era rifugiato dopo i fatti delle Idi di Marzo e l’uccisione di Caio Giulio Cesare. A quanto pare, leggendo le varie vicende storiche, Modena era tenuta in considerazione come un centro militare piuttosto importante.
Da questa decisione di Bruto di fermarsi qui, partì la guerra di Modena perché Marco Antonio mosse contro il congiurato e le sue legioni, assediando la città.

In quel periodo Modena era ricchissima e questo ce lo testimoniano i ritrovamenti archeologici dei vari scavi come ad esempio quello della domus patrizia (area dell’ex cinema Capitol) o nei frammenti di diversi monumenti funerari dalle cui iscrizioni risulta che in città esisteva un ceto emergente formato da artigiani, mercanti, professionisti, molti dei quali facevano parte dell’ambiziosa e ricca classe dei liberti ossia schiavi liberati. Vi erano anche veterani delle varie guerre e alti ufficiali da poco congedati.

La presenza di un sistema agricolo ben organizzato con fattorie numerose e di buona qualità, sul tipo di quelle dell’Italia centrale, ha portato alla città, prosperità. Trovandoci nella Modena di quei tempi, negli ultimi decenni della Repubblica, avremo visto anche diversi allevamenti, produzioni artigianali nel campo della ceramica e anche nel settore del tessile.
Questa ricchezza veniva testimoniata dall’importazione delle merci dall’Italia centrale e Campania come vino, olio ma anche ceramiche e bronzi.

Cessate poi le guerre civili che flagellavano l’Italia e salito al potere Augusto, arriva finalmente la pace.
Mutina, facente parte della regione Aemilia pare sia nei favori dell’imperatore, dunque approfitta di questo status per far accrescere le proprie industrie, crescendo ulteriormente.
Nel I secolo dopo Cristo, il geografo Pomponio Mela definì ‘opulentissima’ l’agricoltura, la viticoltura, la produzione delle ceramiche e dei tessuti, attività queste basate su una rete molto ampia di ville e fabbriche per la produzione diffuse sul territorio.

Il ceto dei liberti arricchiti, artigiani e mercanti di cui abbiamo parlato in precedenza, continuano a crescere nei loro affari industriali e quindi ad arricchirsi. Alcuni di questi arrivarono persino ad alte cariche amministrative cittadine.
Durante il II secolo poi, questo boom economico produttivo di Mutina va scemando con il subentrare nei territori imperiali delle province come la Gallia, la Spagna e il nord Africa.

Arriva poi la crisi imperiale del III secolo quando si va indebolendo piano piano il potere centrale e inizia un lungo periodo di lotte interne per la successione di governo; nel frattempo diverse province iniziano ad essere sempre più autonome.
La crisi arriverà ai piani commerciali ed economici, abbattendosi specialmente nella Cisalpina e sul ceto medio che era a tutti gli effetti il nervo centrale della produttività di quella zona.
Mutina poi tornerà ad essere centrale e strategica durante le guerre civili del III secolo, Massimiano nel 312 la inserisce con Aquileia e Verona in un gruppo di piazzeforti che avrebbero dovuto arrestare l’avanzata di Costantino, allora suo rivale. Nella Tabula Peutingeriana la vediamo infatti rappresentata come fortificata.
Sembra però che la città non fece molta resistenza e Costantino in seguito se ne ricordò dato che dopo la vittoria intervenne per restaurare alcuni edifici e per realizzare delle opere pubbliche.

Nell’Edictum de pretiis di Diocleziano del 301 dopo Cristo, si capisce che Mutina ha un’importanza manifatturiera ancora buona, dato che sono registrati tessuti di lana realizzati a Modena e sempre qui, durante questo secolo vi risiedono diverse famiglie importanti legate all’amministrazione imperiale, in seguito poi, qui inumate.
Anche a Mutina dopo l’editto di Milano del 313 d.C. arriva la religione cristiana accettata dall’impero e verso la fine del secolo, Geminiano, futuro santo protettore cittadino, troverà sepoltura in una chiesa al di fuori della città, in quel punto dove secoli dopo verrà eretta la cattedrale odierna.

Dalla fine del IV secolo, la zona inizia a spopolarsi a causa di una grave crisi che colpisce tutta la regione e nel 377 i barbari Taifali, vinti in battaglia vi vengono stanziati. Questa crisi è ben testimoniata da una lettera del 387 del vescovo di Milano Ambrogio in cui cita Mutina come una delle città semidistrutte dell’antica Aemilia.
A seguito di questo periodo le notizie documentali sono rade, quasi inesistenti ma è facile supporre che come tutte le altre città della pianura dovette subire svariate incursioni barbariche e la sua meraviglia, ormai sparita da tempo non era che un lontano ricordo, infatti nel 482 un prespitero ravennate la rifiutò come sede vescovile.

Mutina fu poi occupata quasi sicuramente dai Longobardi fino dalla loro prima discesa in Italia nel 569 d.C. e ne è prova una lastra tombale incisa, conservata nella Cripta del Duomo di Modena, conosciuta come lastra di Gundeberga, forse una nobildonna longobarda o gota di origine germanica.

La storia della grande e ricca Mutina romana finisce e ci si addentra in quella medievale della quale, vi racconteremo prossimamente in altri articoli.

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