L’Abbazia di Nonantola

L’abbazia di Nonantola è un edificio religioso che fu sede benedettina molto importante, sita nel territorio della provincia di Modena.

Fondata nell’anno 752 dall’abate Anselmo su un terreno che gli fu donato dal proprio cognato, il re Astolfo. Anselmo prima di diventare religioso fu duca del Friuli e in seguito divenne monaco benedettino.
La fondazione dell’abbazia, per i longobardi era anche un modo per far crescere la propria influenza in un’area che era stata una fascia di confine con i territori dell’esarcato bizantino appena conquistati, inoltre incoraggiava la valorizzazione dell’agricoltura.

Inizialmente l’abbazia sorse in un territorio circondato da paludi, ma la donazione grazie alla quale venne eretta riguardava anche un’ampia area boschiva montuosa nella zona di Fanano.
La dedica della chiesa abbaziale fu per Maria Vergine, a San Benedetto, ai Santi Apostoli e infine a San Silvestro, la quale abbazia conserva diverse reliquie del santo.

Questo complesso abbaziale vide l’incontro fra il pontefice Marino e l’imperatore Carlo il Grosso (839-888). Qui venne anche sepolto papa Adriano III.

Le absidi dell’abbazia di Nonantola

Con la calata degli Ungari, Nonantola e la sua abbazia subirono un saccheggio nell’899.
Nel 1013 il suo abate, Rodolfo I commissionò il portale della basilica romanica che vediamo oggi.
Ci fu poi un sisma piuttosto importante nel 1117 che costrinse a ricostruzioni ed importanti restauri, senza però, che l’abbazia dovesse interrompere le proprie funzioni, sia politiche che religiose.

L’abbazia di Nonantola ebbe un ruolo importantissimo nelle bonifiche agrarie dei territori di sua competenza, un’area molto vasta che fu salvata dalle acque stagnanti e per le caratteristiche di questo tipo di struttura non vi fu mai una corrispondenza architettonica.
Dell’antico monastero dell’VIII secolo si conservano alcune sale del refettorio.
Un paio di leoni stilofori e le decorazioni del portico con alcune formelle di marmo compresa una con l’adorazione dei magi pare siano da attribuire ad alcuni allievi di Wiligelmo che operò al duomo di Modena.

L’interno dell’abbazia di Nonantola

La cripta è retta da ben 64 colonne con capitelli tutti differenti l’uno dall’altro come era in uso a quesi tempi.

Notevole il crocifisso che pende nel mezzo dell’abside maggiore, una delle prime opere del padre cappuccino Angelico Bertini datato 1914.

Come già abbiamo detto, Nonantola gestiva diverse aree terriere, in Emilia ma anche in Toscana; terreni che erano suddivisi in corti suddivise successivamente poi in una pars dominica ed una pars massaricia.
I monaci riservavano per se la prima parte e davano in enfiteusi ai coloni la seconda come il concetto agrario che si svilupperà nella ‘grancia’.
L’enfiteusi, in pianura si è espansa sempre più man mano che le bonifiche conquistavano territori sempre nuovi e attorno al XV secolo questa zona giunse ad avere i confini dei terreni dati poi in enfiteusi alla Partecipanza agraria di Nonantola che, grazie ad una forma di collettività la condusse per diversi secoli e nel 1961 riscattò i diritti rimanenti dell’abbazia.

Oltre ai vasti possedimenti terrieri che oggi l’abbazia non ha più, essa conserva però un tesoro, inestimabile ed antichissimo che viene annoverato come uno dei più importanti fra quelli delle cattedrali italiane. Troviamo stauroteche della ‘Santa Croce’ (che stando al racconto evangelico fu crocifisso il Cristo) che conterrebbe uno dei frammenti più grandi della Santissima Croce giunto da Costantinopoli al tempo dei primissimi abati i quali svolgevano funzioni diplomatiche per Carlo Magno presso l’Impero d’Oriente. Troviamo anche delle lipsanoteche e delle reliquie tessili molto rare databili al IX secolo e reperite in abbazia per puro caso nel 2002 ed in archivio.
Notevole è anche il braccio in argento contenente le reliquie di San Silvestro.

Sottoscrizione autografa di Matilde (“Matilda, Dei gratia si quid est. Subscripsit”), risalente al giugno 1107; si noti la scrittura tremolante per l’età avanzata. Notitia Confirmationis (Prato, Giugno 1107), Archivio Storico Diocesano di Lucca, Diplomatico Arcivescovile, perg. ++ I29

Nell’esposizione museale possiamo osservare diversi altri reliquiari e degni di nota dei tessuti sacri risalenti al IX-X secolo, uno rosso di manifattura tipica di Costantinopoli con aquile site all’interno di orbicoli ed uno bianco con ricamati sopra dei leprotti, delle leonesse e dei cervi originario dell’Italia meridionale o dell’Egitto fatimita. Essi erano parte integrante del corredo funebre del pontefice San Silvestro I.

Tutto questo si può osservare presso il Museo Benedettino e Diocesano che troviamo a pochi metri dall’abbazia.

Non possiamo ignorare la biblioteca, la quale risale alle sue origini, dato che il suo primo abate, sant’Anselmo fece in maniera da fornire il primo nucleo di codici per il monastero. Questo complesso abbaziale era anche dotato di uno scriptorium che viene considerato uno dei principali centri di formazione dell’epoca precarolingia.

Vi sono conservati 250 codici risalenti al basso medioevo solo per citare le opere liturgiche e patristiche che costituivano all’incirca la metà della biblioteca di un tempo.
Essendo poi l’abbazia confluita nella casa generalizzata della congregazione cistercense di San Benedetto nel 1515, due secoli dopo gran parte dei manoscritti e non quivi conservati, vi verranno trasferiti, e saranno conservati fino alla presa di Roma presso la biblioteca monastica della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme o Basilica Sassoriana. Dopo i fatti della presa di Roma, tutto il materiale della biblioteca detta appunto ‘Sassoriana’ fu traslato presso la Biblioteca Nazionale Centrale ‘Vittorio Emanuele II’ e li si trova il nucleo più importante dell’antica documentazione nonantolana con ben 45 codici.

A Nonantola ancora oggi rimangono tre codici importantissimi dei 259 che componevano la biblioteca monastica: L’Evangelistario di Matilde di Canossa dell’ultimo quarto dell’XI secolo, l’Acta Sanctorum dell’XI-XIII secolo e il Graduale detto anche Cantatorio, della fine dell’XI secolo.
Accanto alla documentazione dell’antica biblioteca troviamo l’archivio che non è da meno perché conserva oltre 4500 pergamene, delle quali 131 sono di prima dell’anno 1000. Qui si trovano quelle ormai celebri, per chi si occupa di storia e ricerche medievali, in cui vi è il monogramma di Carlo Magno, la firma autografa di Matilde di Canossa e quella di Federico Barbarossa.

Maggiori informazioni anche per le visite al sito ufficiale: https://abbazianonantola.it/

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